“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.”


Versi 119-120 , Canto XXVI dell’Inferno, Divina Commedia (Dante Alighieri)

Queste sono le parole che Ulisse, nella Divina Commedia, rivolge ai suoi compagni. Scopo di questi versi è quello di sottolineare la natura umana dell’uomo, ovvero quella di migliorarsi sempre, di conoscere e imparare ogni giorno. Una vita spesa all’insegna della conoscenza. Una vita che possa dare valore all’essere umano. E una vita che valga la pena di essere vissuta.

Era il 1300 quando Dante Alighieri elaborava uno dei più grandi capolavori della letteratura italiana. Più di settecento anni fa, quindi, si iniziava a sperare che la sete di conoscenza conducesse al miglioramento dell’uomo, al progresso. Secoli e secoli di sviluppo hanno portato all’evoluzione culturale, alla crescita della conoscenza e ad un nuovo valore della vita.

Lo stesso valore della vita che, nonostante il progresso, lo sviluppo, la conoscenza e tutti i traguardi raggiunti, noi, esseri umani “evoluti“, tendiamo a dimenticare. Così, a settecento anni di distanza, le parole di Dante Alighieri sono oggi più che mai attuali, perché il valore della vita continua ad essere messo da parte davanti a vendette, sete di potere e bramosie. Quali che siano le motivazioni, le ragioni e le intenzioni, sacrificare le vite di persone innocenti non può essere una soluzione. Perché in quelle vite non c’è solo il passato o solo il presente.

In quelle vite ci dovrebbe essere il futuro.


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